La scuola della vita: bullismo e conflitti

Время на прочтение: 3 минут(ы)

Come parlarne con tuo figlio, a cosa fare attenzione e quando intervenire

I bambini passano la maggior del tempo a scuola, dove impararono a fare amicizia, socializzare e a gestire situazioni difficili. A volte, a scuola i bambini affrontano problemi che solo gli adulti possono risolvere: tra questi ci sono il bullismo e i conflitti gravi.

Conflitti e bullismo: capire la differenza

I piccoli conflitti a scuola sono comuni. Per mezzo di essi, i bambini imparano a sostenere le proprie ragioni e a farle valere. Il bullismo è una cosa diversa. È la vessazione sistematica di un bambino che si perpetua nel tempo. Non si risolve senza fare nulla e il bambino non può gestirlo da solo.

Tipi di bullismo

Fisico: botte, danni agli oggetti personali, contatto fisico indesiderato;

Verbale: insulti, minacce, scherzi sull’aspetto fisico, sull’origine sociale o sulla religione;

Sociale: esclusione, isolamento, pettegolezzi, falsità.

Come capire se un bambino ha problemi a scuola

I bambini a volte non parlano direttamente dei loro sentimenti e delle loro emozioni, ma lo fanno involontariamente attraverso il linguaggio del corpo e il comportamento. Ecco a cosa prestare attenzione:

Riluttanza ad andare a scuola. Tendenza a essere regolarmente in ritardo, lamentele sul fatto di sentirsi male e conseguenti richieste di stare a casa o non partecipare a gite scolastiche, soprattutto se questo in passato non avveniva.

Irritabilità, stanchezza e voti che calano. Un bambino in difficoltà spesso si sfoga con gli è vicino e perde interesse per lo studio e per gli hobby, non perché stia diventando pigro, ma perché tutte le sue energie si esauriscono in qualcos’altro.

Richieste di denaro e riluttanza a spiegarne i motivi. Il bullismo spesso è accompagnato dall’estorsione. Se un bambino chiede sempre più denaro ma evita di dare spiegazioni, è decisamente un segnale allarmante.

Rifiuto di andare in determinati luoghi. Il percorso per andare a scuola, in palestra, al parco giochi: il bambino può evitare i luoghi in cui si sente vulnerabile, senza spiegare il perché.

Disturbi del sonno che durano varie settimane. Non riesce ad addormentarsi, si sveglia di notte o fatica ad alzarsi al mattino. Se questo succede da giorni o settimane, è il caso di parlarne.

Lividi, tagli, oggetti personali danneggiati. I bambini cadono e si fanno coinvolgere in piccole risse: è normale. Ciò che deve essere considerato un segnale di avvertimento è la frequenza: i segni appaiono regolarmente e il bambino non vuole o non può spiegare cosa li ha causati.

Ciascuno di questi segnali di per sé non implica niente. Ma se ce ne sono diversi allo stesso tempo, è necessario tenere d’occhio il bambino e magari parlargli.

Come iniziare il discorso

Se sembra che ci sia qualcosa che non va, non aspettare che sia il bambino a parlartene. Scegli un momento di tranquillità, non subito dopo la scuola o mentre siete in giro. Inizia facendo un’osservazione: “Ho notato che ultimamente sei stanco quando torni a casa. Volevo sapere se tutto andava bene”. Questo dà al bambino la possibilità di parlare apertamente.

Cosa fare se il bambino nega che ci sia un problema

A volte i bambini dicono che “è tutto a posto” anche quando è evidente che non è così. Non stanno necessariamente mentendo: magari temono che le cose possano peggiorare, si vergognano o non sanno come spiegare ciò che sta accadendo. In tali situazioni, non fare pressione a tuo figlio e non forzarlo ad ammettere il problema. Invece, fagli capire che gli sei vicino e che non gli fai fretta: “Va bene, capisco. Quando vuoi parlare, sono qui”. Ma tieni d’occhio la situazione.

Cosa fare se alla fine è proprio bullismo

Prima di tutto: libera il bambino da qualsiasi senso di colpa. Deve sapere che non è colpa sua e che sarebbe potuto succedere a tutti. Diglielo direttamente: “Sono felice che tu me lo abbia detto. Ti credo. Non è colpa tua. Ti aiuterò a risolvere la questione”.

Parla con tuo figlio. Spiegagli che ciò che sta accadendo non è normale: “Non dovrebbe succedere e lo risolveremo”. Aiutalo a sviluppare un comportamento sicuro di sé: schiena dritta, testa alta e sguardo calmo. Anche non rispondere alle provocazioni è una presa di posizione. Non essere il primo a iniziare lo scontro. Documenta tutto: schermate, foto, date.

Parla con la scuola. Vai dagli insegnanti riportando i fatti specifici, quando sono accaduti e chi era presente. Resta calmo e concentrato. Mettiti d’accordo sui passi che verranno intrapresi e entro quando. Se non cambia niente, vai dal preside.

Se la scuola non agisce, rivolgiti più in alto: al distretto scolastico, al provveditorato o, se necessario, alle forze dell’ordine. Cambiare classe o scuola è l’ultima risorsa, ma vale la pena di sottolineare che non risolve automaticamente il problema. Le stessi dinamiche possono seguire il bambino anche in un nuovo ambiente.

Комментарии

Добавить комментарий

Ваш адрес email не будет опубликован. Обязательные поля помечены *