Автор: Il team editoriale di Findmykids

  • Cosa fare se un bambino non mostra interesse per niente

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    A volte un bambino perde interesse per tutto: non ha voglia di studiare, uscire, stare con gli amici. Questo può spaventare i genitori, ma è importante ricordare che uno stato del genere non sempre indica qualcosa di grave. La cosa principale è capire cosa c’è dietro a questi cambiamenti e sostenere il bambino con delicatezza.

    Perché un bambino può perdere interesse nelle cose

    La perdita di interesse può essere legata sia alla sfera interiore sia a fattori esterni. A volte il bambino ha semplicemente bisogno di recuperare dopo un periodo di sovraccarico, altre volte è un segnale che sta faticando a gestire le emozioni o la situazione che lo circonda.

    Ecco alcune possibili cause:

    • Esaurimento emotivo e solitudine. Anche all’interno della famiglia, un bambino può sentirsi isolato, soprattutto se gli mancano sostegno, accettazione e vicinanza affettiva.
    • Troppo tempo passato davanti agli schermi. I dispositivi digitali forniscono stimoli rapidi e intensi, di conseguenza le attività quotidiane iniziano a sembrare noiose e prive di significato.
    • Scarso contatto emotivo con i genitori. Senza momenti regolari di connessione emotiva, per i bambini è difficile mantenere il senso del proprio valore e l’interesse per la vita.
    • Mancanza di capacità di autoregolazione. Se il bambino non sa gestire emozioni spiacevoli, può “spegnersi” e rinunciare a qualsiasi attività.

    Come aiutare il bambino

    Il sostegno dei genitori può fare una grande differenza. È importante non fare pressione, ma creare condizioni in cui il bambino possa riprendersi gradualmente, ad esempio nei modi seguenti:

    • Parlare regolarmente con il bambino, senza pressioni. Inizia da argomenti neutri e mostra interesse per il suo stato d’animo, non solo per i suoi risultati.
    • Ridurre il carico digitale. Prova a sostituire con delicatezza il tempo schermo con passeggiate insieme, giochi o semplici momenti di condivisione.
    • Aiutare il bambino a riconoscere e gestire le emozioni. Invece di dare consigli o criticare, prova ad aiutarlo a dare un nome alle sue emozioni: “Mi sembra che tu sia in un momento difficile”, “Ti vedo giù”, “i senti triste?”. Poi, con calma, parla di cosa c’è dietro queste emozioni e di cosa potrebbe aiutarlo. Così il bambino impara a capire meglio sé stesso e si sente accettato.
    • Creare delle abitudini. Fare colazione insieme, chiacchierare la sera o leggere prima di dormire dà al bambino un senso di stabilità e di apprezzamento.
    • Sostenere anche i piccoli successi. Loda l’impegno, oltre ai risultati. In questo modo il bambino riesce a sentire di potercela fare.

    Quando è il caso di chiedere aiuto

    Se l’apatia dura più di due settimane e il bambino non mostra interesse nemmeno per attività che prima amava, è consigliabile rivolgersi a uno psicologo dell’infanzia. Potrà aiutarti a capire le cause e suggerire modalità di sostegno adeguate e rispettose delle necessità di tuo figlio in un momento delicato.

    È particolarmente importante non ignorare segnali come disturbi del sonno, chiusura in sé stessi o forti sbalzi d’umore.

    L’interesse per la vita e per le attività non tornerà a comando. Ma vicinanza affettiva, sostegno senza pressioni e rispetto per lo stato d’animo del bambino sono gli alleati migliori in questo percorso. Tutto parte semplicemente dall’essere presenti e dal saper notare ciò che conta davvero.

  • 9 abitudini per costruire un rapporto di vicinanza solido con tuo figlio

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    Un buon rapporto con un figlio non nasce spontaneamente. Richiede piccoli gesti quotidiani: esserci, notare, ascoltare, prendersi cura. Azioni semplici e costanti contribuiscono a costruire una base solida per la vostra relazione.

    Ecco 9 abitudini che possono avvicinarti a vostro figlio.

    1. Dedicagli un po’ di tempo ogni giorno

    Anche se hai solo dieci minuti liberi, dedicali interamente a tuo figlio, senza distrazioni come il telefono o le faccende domestiche.
    Giocate, leggete insieme o parlate prima di andare a dormire. L’importante è trasmettergli il messaggio: “Sei importante per me, sono qui con te, adesso”. La regolarità e l’attenzione sincera danno al bambino un senso di sicurezza e di apprezzamento.

    2. Abbracciatevi più spesso

    Gli abbracci aiutano a sentirsi accettati, protetti e sostenuti. Ma è importante anche ricordare che non tutti i bambini sono pronti a essere abbracciati in qualunque momento. A volte hanno bisogno di avere più spazio personale.
    Fai sentire la presenza con delicatezza, rispettando i limiti del suo spazio. Anche uno sguardo affettuoso o la semplice vicinanza possono esprimere il tuo completo sostegno.

    3. Ascolta con attenzione

    Quando tuo figlio parla, cerca di non interrompere, giudicare o dare subito consigli. Non è sempre facile ascoltare con partecipazione storie su Minecraft, litigi a scuola, influencer o chat con gli amici. Ma questo è il suo mondo. Mostrare disponibilità all’ascolto, anche quando l’argomento non ti interessa particolarmente di per sé, rafforza la sua fiducia nei tuoi confronti.

    4. Crea abitudini familiari

    Leggere prima di dormire, i pancake alla domenica o una passeggiata al parco. Queste attività condivise richiedono poco sforzo, ma restano impresse nella memoria e rafforzano il vostro legame.

    5. Prendersi cura di sé

    Per essere davvero presenti come genitori, è importante prendersi cura anche di sé stessi. Riposarsi e prestare attenzione alle proprie emozioni non è un lusso, ma una necessità per mantenere equilibrio e risorse interiori.
    È meglio recuperare le energie piuttosto che cercare di essere i migliori genitori del mondo anche nei momenti di stanchezza o irritazione: per un bambino è più importante una vicinanza affettuosa che un’attenzione forzata.

    6. Ringrazia per il suo impegno

    Nota quando tuo figlio mostra iniziativa, ad esempio offrendo il suo aiuto, essendo attento o prendendo decisioni. Anche i piccoli gesti meritano riconoscimento: “Ti stai impegnando molto”, “Grazie, so che non è stato facile per te”.

    7. Chiedigli scusa quando sbagli

    Gli errori fanno parte della vita. Per un bambino è importante vedere che un adulto sa riconoscere i propri sbagli e chiedere scusa. Questo gli insegna l’onestà, l’apertura e il rispetto nei confronti degli altri. Dire “Scusa, ho esagerato” non è una debolezza, ma una forza che aiuta a ricostruire la fiducia reciproca e rafforza il suo senso di sicurezza.

    8. Parla delle emozioni

    Quando esprimi i tuoi sentimenti, ad esempio “Mi sono arrabbiato perché sono stanco” o “Oggi mi sento triste e ho solo voglia di piangere”, dai a tuo figlio un esempio di consapevolezza emotiva. Questo lo aiuta a capire meglio sé stesso e a non avere paura delle emozioni. Inoltre gli insegna che le emozioni possono essere condivise e spiegate a parole.

    9. Dagli il diritto di scegliere

    Quando al bambino viene data la possibilità di scegliere cosa indossare, a cosa giocare o cosa fare dopo la scuola, sente che la sua opinione conta. Non si tratta di lasciargli decidere tutto, ma di offrirgli scelte all’interno di limiti chiari e sicuri. Questo approccio favorisce relazioni di affetto rispettose.

    Anche una sola semplice abitudine può cambiare molto nel tuo rapporto con vostro figlio. Le relazioni non si costruiscono con grandi gesti, ma attraverso piccoli momenti ripetuti nel tempo. Usa queste abitudini come punto di riferimento per migliorare il vostro rapporto.

  • 50 frasi per sostenere tuo figlio

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    Quando un figlio attraversa un momento difficile, le parole dei genitori possono essere determinanti per consentirgli di mantenere l’equilibrio. Un adolescente potrebbe non chiedere aiuto apertamente oppure rispondere in maniera scontrosa. Ma questo non significa che le parole non siano utili. Al contrario: è proprio in quei momenti che sono più necessarie.

    Come il sostegno verbale aiuta i ragazzi

    Le parole di sostegno aiutano un figlio a sentire che non è solo, che le sue emozioni sono normali e che viene accettato anche quando sbaglia, è triste o non ha voglia di fare nulla.

    Una ricerca condotta a Hong Kong ha mostrato che gli adolescenti che ricevono un sostegno emotivo affettuoso dai genitori provano meno ansia e lamentano meno stanchezza e dolori. Questo accade perché sviluppano la sensazione di potercela fare, anche quando la situazione è difficile.

    Un figlio che si sente sostenuto studia meglio, comunica con più sicurezza e affronta i cambiamenti con maggiore serenità. Per questo non servono sforzi straordinari, ma semplicemente la presenza di un adulto sereno e disponibile.

    Parole che danno sostegno, senza giudicare

    Non è importante solo lodare, ma anche offrire un appoggio: ti sono accanto, ti capisco, anche nelle difficoltà. È più del semplice riconoscimento di un risultato positivo: anche in questi casi, è meglio dire cosa ha fatto bene e di cosa si è orgogliosi. In questo modo il bambino non sente di essere valutato o giudicato, ma di ricevere un sostegno autentico.

    50 frasi per sostenere tuo figlio

    1. Vedo quanto ti sei impegnato.
    2. Non tutto riesce al primo tentativo ed è normale.
    3. Ogni errore ti avvicina alla soluzione.
    4. Sono qui, non sei sola.
    5. Ce la farai, ti serve solo un po’ di tempo.
    6. I tuoi sentimenti sono importanti.
    7. Ti ascolto.
    8. Credo che ce la farai.
    9. L’importante è non arrendersi.
    10. Sono orgoglioso di come ti impegni.
    11. L’hai fatto da sola, è fantastico.
    12. Anche se ora è difficile, si tratta di una fase che passerà.
    13. Studiare non significa essere perfetti, ma crescere.
    14. Hai il diritto di essere stanco.
    15. Riposarsi è normale.
    16. Non devi essere forte tutto il tempo.
    17. Ti aiuterò, se vuoi.
    18. Hai già superato tante cose.
    19. Mi piace stare con te.
    20. Sei importante per me.
    21. Vai avanti passo per passo.
    22. Sono felice di essere tua madre/tuo padre.
    23. Noto quanto ti impegni.
    24. Apprezzo che tu me l’abbia detto.
    25. Puoi essere te stesso.
    26. Ti capisco.
    27. È davvero difficile e io ti sono vicino.
    28. Hai il diritto di sentirti così.
    29. Non devi affrontare tutto da sola.
    30. Passerà, è temporaneo.
    31. Ti aiuterò a superare questo momento.
    32. Sono qui se hai bisogno di parlare.
    33. Puoi chiedermi aiuto.
    34. Non sei solo in questo.
    35. Ti stai impegnando e lo vedo.
    36. Apprezzo come ragioni.
    37. Sei diventata più forte.
    38. Conta chi sei, non i voti che prendi.
    39. Anche il riposo è importante.
    40. Tutto ciò che senti ha un valore.
    41. Facciamolo insieme.
    42. Sono qui, qualunque cosa tu provi.
    43. Il risultato è importante, ma l’impegno lo è di più.
    44. Ti voglio bene, sempre.
    45. Meriti rispetto.
    46. Tutto ciò che metti in quello che fai ha valore.
    47. Sei la persona più cara per me.
    48. Credo nel tuo percorso.
    49. Rispetto i tuoi sentimenti.
    50. Sono sempre dalla tua parte.

    Le parole non fanno magie, ma hanno una grande forza. Soprattutto se non vengono dette una volta ogni tanto, ma in modo regolare. Tuo figlio deve sapere che, anche quando è triste, sbaglia o ha paura, suo padre o sua madre gli sono sempre accanto, con interesse, attenzione e disponibilità.

  • Come i social influiscono sull’autostima del bambino

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    Anche se i social sono ufficialmente consentiti dai 13 anni, molti bambini iniziano a usarli prima. Già a 8-10 anni i bambini guardano spesso video su TikTok, chattano su WhatsApp o scorrono il feed di YouTube. A prima vista può sembrare un passatempo normale, ma a quest’età invece i bambini stanno ancora imparando come funziona il mondo digitale.

    Per questo, ancora prima che i social inizino a formare le loro idee su sé stessi e sugli altri, è importante parlare loro di ciò che vedono sullo schermo.

    Perché i bambini usano i social già nella fascia 7-12 anni

    A questa età i bambini vogliono essere come i grandi, sentirsi parte del gruppo e potersi esprimere. I social diventano un modo per scoprire cosa va di moda e condividere quello che li interessa. La motivazione è costituita soprattutto dalla ricerca di sé stessi e dal desiderio di essere accettati.

    Per loro è importante mostrarsi al mondo, attraverso video, foto, commenti. Dietro a questo spesso c’è il normale bisogno infantile di essere visti, ascoltati e di ricevere l’approvazione degli adulti.

    Come i social influiscono sull’autostima

    I primi passi del bambino sui social non sono solo occasioni di intrattenimento, ma influiscono anche sulla sua percezione di sé in formazione. Da ciò che vede dipendono il suo rapporto con il proprio aspetto, le sue capacità e il suo valore.

    Con cosa possono scontrarsi i bambini:

    • Il bambino si confronta con blogger e coetanei le cui foto sembrano “perfette” e questo può far nascere un senso di inferiorità.
    • La ricerca di like e visualizzazioni crea dipendenza dall’approvazione degli altri.
    • Il consumo passivo prolungato aumenta l’ansia, peggiora l’umore e la fiducia in sé stessi.

    Cosa può essere utile:

    • Ricevere sostegno da amici e familiari nei commenti può rafforzare il senso di accettazione di sé.
    • Potersi confrontare con contenuti creativ, battute o storie favorisce la capacità di espressione e la fiducia in sé stessi, in particolare con la partecipazione e l’approvazione degli adulti.

    Cosa possono fare i genitori per sostenere l’autostima del bambino

    I social hanno un grande potere di influenza, che i genitori possono contribuire a indirizzare a fin di bene, invece di generare ansia, ad esempio nei modi seguenti:

    • Restare al passo. Scopri quali piattaforme usa il bambino, cosa gli piace, chi segue.
    • Parlare. Parla con il bambino di come si sente quando usa i social. Nota i suoi cambiamenti d’umore.
    • Spiegare. Racconta come funzionano i filtri fotografici, spiega che le persone spesso mostrano solo la parte migliore della vita. Questo lo aiuta a non cadere nella trappola dei confronti.
    • Configurare il feed insieme. Bloccate i contenuti tossici, aggiungete contenuti formativi, interessanti e rispettosi.
    • Stabilire momenti senza dispositivi. Fai in modo che in famiglia ci siano momenti in cui tutti mettono via i loro dispositivi, ad esempio a cena, prima di dormire o nel weekend. Non si tratta di una punizione, ma di un modo per stare insieme e riposare bene.
    • Sostenere la fiducia in sé stessi. Ricorda al bambino che è amato e apprezzato indipendentemente da like e follower.

    Il mondo digitale continuerà a esistere, ma in esso il bambino potrà trovare un riferimento affidabile, grazie a genitori che vedono, ascoltano e lo aiutano a distinguere ciò che è veramente importante dalle mode passeggere.

    Fonti

  • 10 consigli per costruire un rapporto con un figlio adolescente

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    Comunicare con gli adolescenti a volte può sembrare come camminare in un campo minato. Esistono però delle soluzioni. Gli adolescenti traggono enormi benefici da un rapporto affettuoso e sensibile con i genitori e, nonostante a volte sembri che ti stiano allontanando da loro, in realtà vogliono mantenere la relazione con essi.

    Abbiamo raccolto 10 spunti per aiutarti a costruire un rapporto affettuoso rispettoso con tuo figlio adolescente, senza pressioni o conflitti.

    Mantieni viva la comunicazione

    Ascolta senza distrartii. Evita di interrompere o giudicare. Parla da pari a pari: questo aiuta a costruire la fiducia reciproca.

    Come fare: Poni domande aperte, mostra genuino interesse per il suo punto di vista e astieniti dal criticare.

    Esempio: Invece di “Di nuovo al cellulare?!”, prova a chiedere “Cosa stai guardando? È interessante?”

    Mostra empatia

    Accetta le emozioni di tuo figlio adolescente, anche quando per te non hanno senso. Prova a metterti nei suoi panni. Questo riduce i conflitti e vi avvicina.

    Come: Non avere fretta di dare consigli. Fagli capire che accetti i suoi sentimenti con parole rispettose. Se vuoi dirgli che capisci perché anche a te è accaduto in passato qualcosa di simile, cerca di esserebreve e conciso. Non dare l’impressione di voler parlare solo di te.

    Esempio: “Sembra che qualcosa ti dia fastidio” oppure “Vedo che stai passando un momento davvero difficile. Ti va di parlarne un po’?”

    Punta alla cooperazione, non al controllo

    Coinvolgi tuo figlio adolescente nelle decisioni, nei limiti appropriati per la sua età, ovviamente. Sentirsi ascoltati permette di responsabilizzare e costruire fiducia.

    Come fare: Stabilite le regole insieme, lasciandogli la scelta tra alcune opzioni.

    Esempio: “Vuoi andare alla festa: mettiamoci d’accordo sull’ora a cui sarai a casa.”

    Favorisci la regolazione emotiva

    Aiuta tuo figlio adolescente a riconoscere e gestire le emozioni intense: questo aumenta la sua sicurezza di sé nelle situazioni difficili.

    Come fare: Parla di strategie di gestione, aiutalo a costruire delle abitudini sane e provate insieme tecniche di respirazione o altre pratiche di autocontrollo.

    Esempio: “Quando mi arrabbio, cerco di respirare profondamente. Vuoi provare insieme a me?”

    Rafforza il vostro legame

    Trascorri del tempo insieme a tuo figlio semplicemente perché gli vuoi bene, non perché ha preso buoni voti o è stato promosso.

    Come fare: Dedica del tempo per stare insieme in modo affettuoso e informale. Fate delle cose che piacciono a entrambi.

    Esempio: Passeggiate nel weekend, cene senza telefoni o andare insieme a un concerto.

    Resta informato sul suo mondo online

    Chiedigli cosa lo entusiasma su internet e che emozioni o pensieri gli suscita, senza giudicare.

    Come fare: Tratta la sua vita online come una parte normale della giornata, condividi anche le tue opinioni.

    Esempio: “Hai visto qualche reel interessante oggi? Cosa ti è piaciuto?”

    Fai attenzione ai cambiamenti

    Nota cambiamenti significativi nell’umore o nel comportamento di tuo figlio e non aver paura di fare domande delicate.

    Come fare: Impara a riconoscere i segnali di ansia, depressione o i comportamenti autolesionistici. Tieni d’occhio il suo umore e parlagli quando necessario. Se hai dei dubbi, potresti rivolgerti a uno psicologo.

    Esempio: “Ultimamente si parla del fatto che stanchezza e isolamento possano essere segnali di depressione, anche negli adolescenti. Cosa ne pensi?”

    Parla apertamente di argomenti difficili

    Discuti di sesso, sostanze, paure: anche se non puoi avere tutte le risposte, l’importante è essere presenti. Se è difficile tirare fuori l’argomento, prova a guardare un film o una serie insieme su questi temi e parti da lì. Prima di iniziare queste conversazioni, informati bene su fatti e dati, in modo da trasmettere a tuo figlio informazioni accurate.

    Come: Sii rispettoso, chiarisci che l’argomento è delicato e crea uno spazio sicuro per parlare.

    Esempio: “Se tu avessi domande sulle relazioni o sul sesso, voglio che tu sappia che puoi parlarne con me. Non intendo giudicarti, solo dirti ciò che è importante sapere.”

    Rimani flessibile

    Ciò che funzionava nell’infanzia ora potrebbe infastidirlo o allontanarlo. La flessibilità ti aiuta ad accompagnarlo nella crescita.

    Come: Adatta il tuo approccio, prova nuovi modi di parlare con tuo figlio e chiedigli cosa gli interessa in questo momento.

    Esempio: “Vedo che le mie domande ti danno fastidio: che ne dici se invece ti racconto la mia giornata?”

    Chiedi aiuto

    Non devi gestire tutto da solo. Un sostegno esterno può migliorare il tuo rapporto con tuo figlio adolescente e il vostro benessere.

    Come fare: Chiedi informazioni a uno psicologo o a un coach genitoriale, cerca gruppi di sostegno per genitori o informati sulla psicologia degli adolescenti.

    L’affetto, l’attenzione e la tua disponibilità a crescere insieme a tuo figlio sono i fattori che fanno la differenza. Se qualcosa non funziona, non scoraggiarti e riprova.

    Riferimenti

  • Qual è il tempo schermo normale per un bambino?

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    Cartoni a colazione, tablet in macchina, videogiochi dopo la scuola: gli schermi sono diventati parte integrante della vita dei bambini. Ma qual è il tempo schermo normale per loro? Oltre ai limiti in ore e minuti, bisogna tenere conto anche di cosa guarda il bambino, con chi e perché.

    Neonati: 0-2 anni

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’APP (la principale associazione dei pediatri statunitensi) concordano nelle raccomandazioni: fino a 18 mesi è meglio fare a meno degli schermi, con l’unica eccezione della partecipazione a videochiamate con le persone care. I più piccoli hanno bisogno di essere in contatto e di comunicare dal vivo con le figure di riferimento.

    Dai 18 mesi si può iniziare a mostrare al bambino qualche breve video, ma sempre insieme a un adulto. Oltre a guardare, è importante dire cosa succede sullo schermo. In questo modo per il bambino è più facile capire ciò che vede.

    Bambini in età prescolare: 2-5 anni

    La raccomandazione è non più di un’ora al giorno, meglio se con un genitore vicino. Invece della visione passiva è più utile farli vedere programmi educativi e parlare di ciò che accade sullo schermo. Questo aiuta a sviluppare il linguaggio e le capacità cognitive.

    Bambini in età scolare: 6-10 anni

    Qui è importante l’equilibrio. Il tempo non deve interferire con il sonno, lo studio e l’attività fisica. L’APP consiglia ai genitori di discutere con il bambino le regole su quando e dove si possono usare i dispositivi. La raccomandazione ottimale è di trascorrere davanti allo schermo non più di un’ora e mezzo, massimo due ore al giorno a scopo di intrattenimento, senza contare il tempo usato per lo studio.

    Adolescenti: 11-17 anni

    Secondo Common Sense Media, gli adolescenti trascorrono in media 8,5 ore al giorno davanti allo schermo, ma questo non è sempre negativo. L’importante è capire in che modo viene impiegato questo tempo. Aiuta il ragazzo a imparare a riconoscere i contenuti di qualità, prendendosi delle pause nell’uso dei dispositivi.

    Età Tempo schermo consigliato Cosa è importante considerare
    0-18 mesi Niente schermi, se non per videochiamate Adatto solo per comunicare con le persone care. Meglio evitare video di intrattenimento, a questa età è più importante la comunicazione dal vivo
    18-24 mesi Solo contenuti utili insieme a te Guardali insieme al bambino, dicendo cosa succede sullo schermo. Questo aiuta il bambino a capire e a sentirsi al sicuro
    2-5 anni Fino a 1 ora al giorno Meglio se insieme a te. Le tue spiegazioni e il tuo supporto rendono la visione più utile ed emotivamente appagante
    6-10 anni Fino a 1,5–2 ore di tempo schermo per l’intrattenimento Il tempo impiegato per lo studio non è compreso. È bene che il bambino faccia delle pause. Parla con il bambino di cosa gli piace
    11-13 anni Fino a 2 ore di tempo libero davanti allo schermo Approccio flessibile: è importante discutere con il bambino di ciò che guarda e trovare insieme un equilibrio sano
    14-17 anni Tutto dipende dagli accordi La chiave è la fiducia. Mettiti d’accordo sulle regole e discuti eventuali problemi che si presentano. Il tuo sostegno è più importante dei divieti

    Cosa è importante tenere presente

    È fondamentale prestare attenzione non solo alla quantità di tempo schermo, ma anche a cosa guarda il bambino, con chi e in quali situazioni. L’UNICEF sottolinea che la visione comune e la discussione dei contenuti digitali, siano essi cartoni animati o videogiochi, spesso sono più utili dei semplici limiti di tempo.

    La cosa più importante è la vicinanza. Al bambino non servono solo regole, ma un adulto di cui fidarsi.

    Fonti

  • 5 soft skill per la vita e il futuro degli adolescenti

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    L’adolescenza è un periodo in cui il ragazzo diventa gradualmente più autonomo, impara a capire meglio sé stesso e gli altri, prende le prime decisioni importanti.

    Per sentirsi più sicuro di sé, l’adolescente ha bisogno non solo di conoscenze in senso stretto, ma anche della capacità di comunicare, gestire le emozioni, pensare criticamente. Queste competenze, dette anche trasversali, sono importanti non solo per il futuro lavorativo, ma anche nella vita quotidiana.

    Cosa sono le soft skill e perché sono importanti

    Le soft skill, dette anche competenze trasversali, sono le capacità necessarie per comunicare, capire sé stessi e gli altri, collaborare e trovare soluzioni. Sono queste competenze che rendono più facile mantenere la propria stabilità e adattarsi nel mondo moderno.

    Per un adolescente questo può significare ad esempio non cedere alla pressione degli amici, districarsi in una situazione difficile, avere il coraggio di chiedere aiuto, capire cosa sta provando. Queste competenze sono legate al benessere psicologico e aiutano a costruire relazioni sane con amici, genitori, insegnanti.

    Le 5 competenze trasversali più importanti

    1. Intelligenza emotiva

    L’adolescente impara a non scattare contro gli altri, a notare le proprie emozioni, a parlare dei propri sentimenti. Questo riduce il suo livello di conflittualità e lo aiuta a capire meglio sé stesso.

    🧠Consiglio: parla delle tue emozioni, dai un nome ai tuoi sentimenti – questo aiuta l’adolescente a imparare a fare lo stesso.

    2. Comunicazione

    La capacità di ascoltare e parlare è una delle competenze più necessarie nello studio, nelle amicizie, in famiglia. L’adolescente impara a parlare di sé, ad ascoltare senza interrompere, a partecipare alle discussioni e ad accettare il punto di vista degli altri, anche se non lo condivide.

    🧠Consiglio: poni domande al ragazzo domande aperte, interessandoti alla sua opinione.

    3. Pensiero critico

    È la capacità di valutare le informazioni, trarre conclusioni proprie, fare domande. Si tratta di una competenza particolarmente importante nel mondo dei social network e delle fake news.

    🧠Consiglio: discutete insieme notizie, video, post e domandagli “E tu cosa ne pensi? Perché?”

    4. Responsabilità e autonomia

    L’adolescente si assume gradualmente nuovi compiti e responsabilità: pianifica la sua giornata, fa le cose senza che glielo si debba ricordare, riconosce i propri errori.

    🧠Consiglio: parla con l’adolescente dei compiti che può assumersi, ad esempio preparare la colazione o andare al supermercato.

    5. Collaborazione

    La capacità di negoziare, accettare l’opinione degli altri, partecipare a progetti condivisi. Gli sarà particolarmente utile sia a scuola che in futuro.

    🧠Consiglio: incoraggialo partecipare ad attività di collaborazione, sia a casa, a scuola, nello sport. Spiegagli come trovare un accordo con le persone evitando di fare pressioni reciproche.

    In che modo un genitore può essere utile

    Le competenze trasversali si sviluppano attraverso l’esperienza quotidiana: nelle conversazioni, nelle attività fatte con gli altri, osservando gli adulti. Il ruolo del genitore qui non è il controllo, ma l’accompagnamento: coinvolgere, dare fiducia, aiutare a capire.

    L’importante non è pretendere un comportamento perfetto, ma notare e sostenere ogni passo avanti. Quello che serve agli adolescenti è la fiducia di potercela fare.

    Fonti

  • Competenze per il futuro: cosa insegnare ai bambini oggi

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    Non possiamo sapere come sarà il futuro dei nostri figli. Ma possiamo aiutarli a prepararsi: sviluppare competenze utili per la vita, lo studio e il lavoro. L’importante è farlo in modo graduale, in base all’età e con il sostegno dei genitori.

    Cosa sono le “competenze per il futuro”?

    Non si tratta solo di conoscenze, ma anche di capacità utili per vivere e lavorare in un mondo che cambia velocemente. Spesso si parla anche di “competenzetrasversali” o “soft skill”: pensiero critico, regolazione delle emozioni e autocontrollo, comunicazione, creatività. Sono importanti a qualsiasi età e in ogni professione, come anche nella vita di tutti i giorni.

    7-10 anni: il bambino impara a capire sé stesso e gli altri

    A questa età il bambino inizia a prendere coscienza delle proprie emozioni e ad adattarsi alla vita sociale in classe, nelle attività extrascolastiche, in una squadra sportiva. È importante che capisca ciò che prova e cosa provano gli altri, per costruire relazioni e per saper collaborare.

    Intelligenza emotiva: il bambino impara a riconoscere e a dare un nome ai propri sentimenti, a capire le emozioni altrui, a provare empatia. È la base delle relazioni sane.

    Competenze di comunicazione. Iil bambino impara ad ascoltare, a collaborare con gli altri, a chiedere aiuto, a difendere le proprie idee senza aggressività.

    Autocontrollo. Il bambino inizia a controllare un po’ alla volta il proprio comportamento con pazienza, resistenza e portando a termine ciò che inizia.

    Come sviluppare queste competenze: giocare a “indovina l’emozione” dall’espressione del viso o dal tono di voce. Parlare di ciò che provi e perché. Commentare insieme le situazioni di scontro: “Cosa hai provato? Come si poteva fare diversamente?”.

    11-13 anni: il bambino inizia a pensare, sperimentare, pianificare

    La preadolescenza è il momento in cui il bambino inizia a staccarsi dai genitori, prova a essere autonomo e guarda il mondo in modo più ampio. Fa più domande, discute, si interessa al funzionamento delle cose: proprio ora è importante sviluppare il pensiero, la capacità di pianificare e quella di orientarsi nell’ambiente digitale.

    Pensiero critico. Il bambino impara ad analizzare le informazioni, fare domande, non credere a tutto subito.

    Pianificazione e autonomia. Il bambino impara a darsi obiettivi e a raggiungerli: fare i compiti senza che glielo si ricordi, prepararsi da solo per uscire.

    Competenze digitali. Il bambino impara a distinguere le notizie false da quelle vere e a conoscere le regole della sicurezza in rete.

    Come sviluppare queste competenze: analizzate insieme video, post o notizie controversi: “Secondo te è vero?”. Parlate del suo programma settimanale: studio, riposo, hobby.

    Provate insieme gli strumenti per la protezione dei dati e le impostazioni della privacy; insegnagli a rispettare la riservatezza delle informazioni personali degli altri. Crea una tabella con il suo programma settimanaleo usate un’app sul suo cellulare per monitorare le abitudini del bambino.

    14-17 anni: gli adolescenti guardano al futuro e si mettono alla prova

    A questa età l’adolescente inizia a pensare sul serio al futuro, cerca maggiore autonomia e il proprio posto nel mondo. Prova dei ruoli, prende decisioni, si assume più responsabilità: più si sente sicuro, più gli è facile adattarsi ai cambiamenti e scegliere la propria strada.

    Responsabilità. L’adolescente impara a assumersi impegni e a rispettarli: in casa, nello studio, in gruppo.

    Autonomia. L’adolescente impara a capire i propri interessi e punti di forza, muovendo i primi passi verso la scelta di una professione.

    Flessibilità di pensiero. Il ragazzo cerca di vedere più soluzioni, adattarsi alle nuove situazioni, senza temere di cambiare programma.

    Come sviluppare queste competenze: dai al ragazzo compiti concreti, come fare la spesa, aiutare i più piccoli, portare avanti un progetto insieme. Parlate di ciò che gli interessa e del perché; sostienilo quando si mette alla prova facendo delleattività, uno stage, del volontariato. Aiutalo ad accettare il fallimento: “Cosa hai capito? Cosa proverai a fare la prossima volta?”. Non fornire soluzioni già pronte, ma poni domande e ascolta.

    Le competenze non si acquisiscono da un giorno all’altro, ma vengono sviluppate gradualmente, con la pratica e con il tempo. È importante essere consapevoli che per i ragazzi è molto più facile imparare quando accanto a loro ci sono adulti che credono in loro, li sostengono e li aiutano.

    Elogia i suoi sforzi e lascia che sbagli. Non avere fretta di dare risposte pronte: è meglio aiutare il ragazzo a trovare da solo la soluzione, mediante domande che gli facciano da guida. Sostienilo quando è in difficoltà, incoraggialo quando ha paura. L’importante è essere presenti.

    Fonti

  • Perché un adolescente si dimostra aggressivo e che cosa fare

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    Dietro l’aggressività di un adolescente spesso ci sono emozioni intense: rabbia, ansia, confusione o un senso di ingiustizia, che non sempre riesce a esprimerle a parole. Allora le emozioni si manifestano con urla, caparbietà, suscettibilità, conflitti.

    Questo non significa che ci sia qualcosa che non va nel ragazzo. Il comportamento aggressivo è un tentativo di gestire le tensioni interne. Vediamo quindi da dove nasce l’aggressività e come si può affrontarla.

    Perché gli adolescenti diventano aggressivi

    Tra i 10 e i 17 anni il sistema nervoso degli adolescenti si riorganizza. Le emozioni diventano più intense e per ora è difficile controllarle. Il ragazzo reagisce in modo più intenso allo stress e all’ingiustizia, soprattutto nelle relazioni: a scuola, con gli amici, in famiglia o online.

    Dietro un comportamento esteriormente brusco spesso si nascondono insicurezza, la sensazione di non essere ascoltati e capiti o il bisogno di autonomia. Quest’ultimo è particolarmente forte tra i 13 e i 15 anni.

    Cosa può scatenare l’aggressività

    Il comportamento aggressivo non nasce dal nulla: c’è sempre qualcosa che lo innesca. Alcuni fattori possono aumentare questa tendenza:

    • Atmosfera tesa in famiglia con critiche continue, conflitti tra i genitori, mancanza di sostegno.
    • Sensazione di essere soli e inutili, per esempio quando è difficile trovare un linguaggio comune con i coetanei o non ci si sente parte del gruppo.
    • Mancanza di sonno e affaticamento per carico di studio elevato, sveglia molto presto, ansia prima degli esami.
    • Problemi di autostima – se l’adolescente sente di non farcela, può difendersi attaccando.
    • Confronto continuo tra sé e gli altri e bisogno di adeguarsi per essere “come tutti” o “migliori di tutti”.

    Tutti questi fattori si accumulano e l’esplosione delle emozioni sotto forma di aggressività diventa l’unico modo per scaricare la tensione, se non se ne offre un altro.

    Cosa possono fare i genitori

    • Non discutere nel momento della crisi. Il cervello sotto stress non ascolta i ragionamenti. Meglio mostrarsi calmi: “Io sono qui. Parliamone quando ti sentirai pronta”.
    • Rispettare il bisogno di autonomia. Discutete le regole, spiegare il perché e cercare un accordo, invece di imporre. Gli adolescenti accettano molto più volentieri le richieste che percepiscono come giuste.
    • Insegnare a gestire le emozioni. Si possono usare tecniche di respirazione, attività fisica, creatività, tenere un diario.
    • Elogiare gli sforzi. Anche un piccolo passo è motivo di sostegno: “Oggi hai cercato di non esplodere, l’ho notato. È una buona cosa.

    Quando chiedere aiuto

    Se l’aggressività diventa ricorrente, danneggia le relazioni, incide sullo studio o si accompagna a forte chiusura, è il caso di rivolgersi a uno psicologo o uno psichiatra che potrebbe suggerire metodi come:

    • la terapia cognitivo-comportamentale (CBT);
    • il counseling familiare;
    • i programmi di regolazione emotiva.

    L’aggressività adolescenziale non è una condanna, ma un segnale che l’adolescente sta male. Con sostegno e attenzione si può superare insieme anche il periodo più burrascoso.

    Fonti:

  • Come parlare con i bambini delle emozioni senza fare danni

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    Ogni giorno il bambino affronta emozioni diverse. Saperle riconoscere e conviverci è importante. L’esperienza e le letture sono utili, ma i bambini imparano soprattutto quando accanto a loro ci sono adulti che sanno ascoltare.

    Perché lo sviluppo emotivo è importante

    Quando il bambino comprende le proprie emozioni e sa esprimerle, iniziano ad aiutarlo invece di ostacolarlo.

    Gli studi dimostrano che lo sviluppo emotivo è spesso correlato ai risultati scolastici. Inoltre aiuta il bambino a gestire lo stress, a fare amicizia e a mantenere la calma nelle situazioni difficili.

    Esprimere le emozioni significa dare loro un nome, mostrarle con le espressioni del viso, condividere ciò che si prova. Non consiste nello sfogarsi o nel reprimere, ma nel vivere un sentimento in modo sicuro per sé e per gli altri.

    5 passi per parlare di emozioni e creare vicinanza

    Lo psicologo John Gottman ha messo a punto un approccio che aiuta i genitori a sostenere il bambino nei momenti di forte emozione attraverso 5 passi:

    1. Notare l’emozione: dal comportamento, dal tono, dall’espressione del volto. Per esempio il bambino si rabbuia, borbotta o, al contrario, è raggiante.
    2. Scegliere il momento:” avvicinarsi al bambino quando è disponibile al contatto.
    3. Mostrarsi comprensivi:” ad esempio dicendo “Sì, sei arrabbiato. È normale” oppure “Sei contento? È bello vederti così felice”.
    4. Aiutarlo a dare un nome all’emozione: “Ti senti offeso?”, “Mi sembri triste”, «Sei entusiasta, vero?».
    5. Cercare insieme una soluzione: “Cosa potrebbe aiutarti adesso?”

    Conversazioni strutturate in questo modo aiutano il bambino a non vergognarsi delle proprie emozioni, ma ad accettarle e a capirsi meglio. È importante non etichettare le emozioni come “negative” o “positive”: anche rabbia, paura o vergogna possono indicare ciò che è importante in quel momento per il bambino.

    Provare qualsiasi emozione è del tutto normale. Quando il bambino lo sa, sta meglio con sé stesso e con gli altri.

    Quando parlare delle emozioni

    Se il bambino piange, urla o sbatte la porta, è difficile che ti ascolti. In quei momenti conta più fargli sentire il tuo sostegno che un discorso.

    Il modello delle “one di regolazione” aiuta a capire quando il bambino è pronto al dialogo. L’ha elaborato Leah Kuypers, esperta di ergoterapia pediatrica e ha lo scopo di consentire ai bambini di riconoscere le emozioni e gestirle.

    Secondo questo modello gli stati emotivi si dividono in quattro zone, individuate da colori:

    • Verde: calma, concentrazione. Si può parlare.
    • Gialla: tensione, ansia, irritazione. Si può provare ad avvicinarsi con delicatezza.
    • Rossa: rabbia intensa, crisi. Meglio lasciare tempo e spazio, non insistere.
    • Blu: tristezza, stanchezza, apatia. Sostenere, restare vicini, senza fare pressioni.

    È meglio parlare di emozioni quando il bambino è nella zona verde o gialla. Nella zona rossa, prima è bene aiutarlo a calmarsi, in quella blu comunicargli sicurezza e calore.

    Come dare il buon esempio

    Per parlare di emozioni non serve un’occasione speciale. È un’abitudine che diventa parte della vita se il genitore presta attenzione alle proprie emozioni e non ha paura di comunicarle.

    Ecco cosa puoi fare ogni giorno:

    • Dire ad alta voce come ti senti: “Oggi mi sono arrabbiata perché ero stanca”.
    • Commentare le emozioni dei personaggi di libri o film.
    • In situazioni non pericolose, parlare prima delle emozioni e poi del comportamento: ad esempio invece di dire “Perché l’hai fatto?”, chiedere “Come ti senti adesso?”.
    • Non cercare di “correggere” le emozioni: dire “Capisco che tu ti senta offeso” è più rassicurante di “Non te ne preoccupare”.
    • Ricordare al bambino che tutte le emozioni sono normali, anche quelle meno piacevoli fanno parte della vita.

    Frasi utili per parlare di emozioni

    Se non sai da dove cominciare, ecco qualche spunto per te.

    Per iniziare a parlare di emozioni:

    • “Sembri contento, è per via di [evento]? Vuoi raccontarmelo?”
    • “Ti va dirmi cos’è successo?”
    • “Mi sembra che per te sia un momento difficile. Proviamo a capirlo insieme”

    Per aiutarlo a dare un nome all’emozione:

    • “Oggi sei raggiante. Cosa ti ha reso così felice?”
    • “Mi sembri un po’ agitato. Ti succede spesso prima di cose importanti?”
    • “Oggi sei silenzioso. Sei triste o sei solo stanco?”

    Per mostrarsi comprensivi:

    • “Hai il diritto di essere arrabbiato. Anche a me capita”
    • “Capisco che ti dispiace non poter uscire”
    • “Sei fiero di te e fai bene. Anch’io sono fiera di te”

    Per passare alla soluzione:

    • “Ti è piaciuto tanto il corso: vuoi farne un altro?”
    • “Adesso cosa ti farebbe bene: stare un po’ da solo, parlare, un abbraccio?”
    • “Quando sono arrabbiata, mi aiuta fare le faccende di casa, per esempio lavare i piatti. E a te, cosa ti aiuta quando sei arrabbiato?”

    Capire e vivere le emozioni è importante non solo per i bambini ma anche per gli adulti. Aiuta ad ascoltarsi di più, a litigare meno e aumenta la vicinanza reciproca. Si può imparare insieme ogni giorno, partendo da un gestoi semplice, come ad esempio dire “Oggi sono un po’ triste, mi abbracci?”

    Fonti: